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L’intervista / Franco Denti / presidente dell’Ordine dei medici
 
Da tempo sotto pressione la professione del medico tenta con l’aiuto del Cantone e dell’Ordine dei medici di rilanciarsi tramite una nuova rete di cure integrate. Ne parliamo con Franco Denti, presidente dell’organismo.
 
Qual è lo stato di salute della professione in Ticino?
«Possiamo dire, per usare una metafora medica, che abbiamo la febbre a quaranta. La pressione a cui è sottoposta la professione non tende a diminuire per via della cosiddetta razionalità economica».
 
Ovvero?
«Da una parte dobbiamo essere produttivi e garantire delle cure di qualità, dall’altra dobbiamo contenere i costi della salute che crescono. Questo pesa su di noi e talvolta diventa insopportabile. Di conseguenza, il numero di medici che abbandona la professione è in costante aumento».
 
Cosa si può fare al riguardo?
«Come avviene nel campo terapeutico, bisogna agire con energia alla radice del problema. Intanto, semplificare la burocrazia. Pensi che il 34% dell’attività dei medici ospedalieri è amministrativa e senza contatto con il paziente. Formando i segretari in modo adeguato, le ore preziose del medico si potrebbero concentrare alla cura dei pazienti. Questa perdita di contatto, demotiva il medico, allontanandolo dalle ragioni vere della propria vocazione. Anche l’esame di ammissione per accedere alla facoltà di medicina è deleterio. Infatti la selezione si gioca su aspetti che poco hanno a che vedere con la predisposizione verso un mestiere, la cui molla dovrebbe essere l’empatia verso il paziente».
 
Cosa intende dire?
«Il medico tende a diventare sempre più un tecnico. Il contatto umano con il paziente era una prerogativa del sistema ticinese che oggi sta scomparendo. Uno studio SUPSI del 2012 ha evidenziato che l’età media dei medici di famiglia è di 58 anni. Una sirena di allarme: urgono misure a favore del ricambio generazionale».
 
Come migliorare la situazione?
«Il 2020 sarà un anno chiave nella storia della medicina ticinese. Per la prima volta, anche da noi, verrà attivato un programma di Praxis Assistenz. Su impulso del Dipartimento della sanità e della socialità, il Cantone si predispone a stanziare 600.000 franchi per co-finanziare 5 posti di formazione in studio medico di medicina generale. Questo sistema, già in atto nel resto della Svizzera, ha favorito un ritorno di interesse verso la medicina di famiglia. Appena il Parlamento darà luce verde a questa iniziativa, noi siamo pronti a partire».
 
Ma concretamente di cosa si tratta?
«Cinque medici assistenti di fresca formazione verranno accolti in uno studio medico, che potrà permettersi di pagare loro un equo stipendio, affiancandoli nella formazione. Favorendo il giovane medico, che non ha ancora l’esperienza e i mezzi per aprire uno studio in proprio. La pratica in studio gli è fondamentale per compiere i primi passi in sicurezza, capire cosa lo aspetta e se ha un’autentica vocazione come medico di famiglia».
 
Cosa serve d’altro?
«L’attenzione rivoltaci dal Consiglio di Stato e l’ottima collaborazione avviata con il DSS, ci spinge a andare oltre con la progettualità. Lanceremo in aprile la rete di medici OMCT, una piattaforma che mette al centro i medici di famiglia e valorizza la medicina di prossimità. Questa nuova rete parte con due progetti. Il primo è un sistema chiamato CIRS Critical Incident Reporting System, già presente negli ospedali e che introdurremo anche a livello ambulatoriale. Una prima in Svizzera. Permetterà di segnalare in forma anonima, correggere e ridurre gli errori medici. Molti ricoveri nascono da prescrizioni o assunzione errata di medicamenti. Con il CIRS, l’Ordine cerca di ridurre gli errori e il numero di ricoveri, con evidenti risparmi nella spesa sanitaria. L’altro progetto riguarda la creazione di una hotline per consulenze mediche urgenti a distanza, gestite direttamente da un medico OMCT. Una risposta di qualità alla telemedicina messa in atto dagli assicuratori malattia. Sono i primi due progetti della rete di cure integrate OMCT, volta a migliorare la qualità delle cure e la sicurezza del cittadino paziente ticinese».