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Il Ticino si fonda sulla lingua italiana: il suo impiego sul nostro territorio precede di secoli la costituzione geopolitica del nostro cantone ed è stato il cemento che ne ha definito i confini.
Per i Master dell’Università della Svizzera Italiana, tuttavia, viene scelto l’inglese come lingua ufficiale. Il corpo docente, non essendo per la quasi totalità di madrelingua inglese, si esprime in un idioma inelegante e, mi si dice, spesso scadente. Dall’altra parte della cattedra, gli studenti comprendono con fatica tale lingua. Orbene, dal 2020 avremo un Master, che se ben organizzato, sarà la nostra occasione per una Facoltà di Medicina della Svizzera italiana.
È possibile che la scelta linguistica sia dettata dal fatto che i primi studenti vi confluiranno dal Politecnico di Zurigo o dall’Università di Basilea. Dopo la fase di lancio, sia chiaro, è invece imperativo formare medici nella lingua della Svizzera Italiana.
In Svizzera abbiamo tre lingue nazionali. Non ci bastano? Il medico formato alla nostra università, dopo aver memorizzato tutta la terminologia medica e giuridica in inglese, per essere abilitato, dovrà comunque superare l’esame di stato in tedesco o in francese.
In un mondo che mira alla sostenibilità e a una gestione oculata delle risorse, questo non è forse uno sforzo totalmente anti-economico, in termini finanziari, umani e di logica tout- court? Il colonialismo da parte della lingua inglese non è da ieri. Già nell’immediato dopoguerra, la CIA non lesinò investimenti per influenzare il mondo culturale, tenendo a libro paga illustri intellettuali del calibro di Ignazio Silone e George Orwell e altri ancora.
Questa interferenza è proseguita come un rivolo sotterraneo all’interno della nostra società e delle nostre istituzioni scolastiche. Nella negazione del diritto di studiare in Italiano nella nostra Università, riecheggia l’ultimo atto di questa decennale campagna strisciante di imperialismo culturale.
L’art. 1 cpv 6 della Legge sull’Università dice che la lingua ufficiale è l’italiano. Stop. In base a quali principi vogliamo cancellarlo? Mantenere questo caposaldo, piuttosto, è fondamentale per difenderci dalla omologazione di un mondo uniformemente anglofono e per preservare la nostra identità, in seno alla quale la lingua italiana, riveste un ruolo centrale per motivi storici, strategici e giuridici. Parafrasando Umberto ECO: una lingua a cui manca l’università... è un dialetto.